Botulino: richieste sempre crescenti

I dati presentati al primo congresso AITEB che si è tenuto a Torino lo scorso 14 novembre parlano chiaro: anche se in Italia la palma del trattamento di medicina estetica più richiesto spetta ancora ai filler, le iniezioni di tossina botulinica aumentano velocemente il loro appeal tra donne e uomini dai 35 ai i 55 anni.


Sarà perchè aumentano i dati sulla sicurezza (l’inglese Indipendent Healthcare Advisory Service ha rilevato che le complicanze mediche a seguito di trattamenti con botulino sono state dello 0,13% contro lo 0.25% di quelle dei filler), sarà perchè il tempo rimuove molte paure, a 10 anni dall’approvazione in medicina estetica il botulino registra crescite a doppia cifra anche in Italia: dal 2011 al 2013 gli incassi sono cresciuti del 18% passando da 15 milioni di euro a oltre 17,7 milioni. Un trend confermato anche dal primo trimestre del 2014, che ha registrato l'11% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


I DATI

L’Italia si conferma il quarto mercato in Europa alle spalle di Regno Unito, Germania e Francia e davanti alla Spagna (fonte: ricerca MR:E&Y consortium data, commissionata da Allergan), con 250.000 trattamenti estetici effettuati nell’ultimo anno su oltre 100.000 pazienti.
E i filler? Restano in vetta alla classifica dei più amati dagli italiani, pur con un andamento altalenante che li ha visti comunque passare dai 31 milioni 350mila euro a 27,7 e poi a 31,2. Il rapporto con il botulino è passato da 1 a 2 nel 2011 e a 1,7 nel 2013, rivelando un leggero cambio di trend confermato anche dall'analisi del primo trimestre 2014.
In Europa, l’Italia si conferma il secondo mercato per i filler alle spalle della Francia e davanti a Germania, Regno Unito e Spagna.
L’Europa continentale preferisce i filler alla tossina botulinica; non è così nei paesi anglosassoni come il Regno Unito dove il rapporto è di 3 a 4 in favore della tossina (eclatante il dato USA dove il botulino rappresenta il doppio dei filler).

L’identikit del paziente
Ecco il profilo del paziente tipo emerso da un'indagine condotta da AITEB (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino) tra medici estetici, chirurgi plastici e dermatologi che utilizzano la tossina: prevalentemente donna (93-95%), con un’età che va dai 46 ai 55 anni (60%), si reca dallo specialista periodicamente per trattamenti soft i cui risultati durano in media da 4 a 6 mesi. Gli uomini rappresentano una quota piuttosto ridotta (5-7%), ma stanno entrando nel gruppo dei fan della tossina e hanno in media 50 anni.
A che età si cominciano i trattamenti? Tendenzialmente intorno ai 35 anni.

Alto livello di soddisfazione
Interrogati sul livello di soddisfazione, i pazienti nel 72% indicano una “soddisfazione alta”, mentre nel 26% dei casi la soddisfazione è “estremamente alta”.
Tra i medici che iniettano a scopo estetico il botulino la soddisfazione rispetto al risultato viene indicata come “alta” nel 68% dei casi, “estremamente alta” nel 17% e “media” nel 14%.
I pazienti che vengono trattati con tossina botulinica per la prima volta tornano a sottoporsi al trattamento nell’87% dei casi.
Le iniezioni di tossina botulinica sono anche un traino per altri interventi, sia di medicina sia di chirurgia plastica, nell’85% dei casi.
L'utilizzo principale è nella correzione delle zampe di galline, delle rughe glabellari e per attenuare le rughe della fronte. Più rari gli usi nella zona periorale, nella regione del naso, del mento e del collo. La zona d’elezione per il trattamento di botulino resta il terzo superiore del volto.

 

Per Info puoi contattare la nostra segreteria al numero 3406327440 per un  consulto GRATUITO.

 

fonte:http://www.wibeauty.it/magazine/botulino-ancora-in-crescita.html

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Botulino: richieste sempre crescenti

I dati presentati al primo congresso AITEB che si è tenuto a Torino lo scorso 14 novembre parlano chiaro: anche se in Italia la palma del trattamento di medicina estetica più richiesto spetta ancora ai filler, le iniezioni di tossina botulinica aumentano velocemente il loro appeal tra donne e uomini dai 35 ai i 55 anni.


Sarà perchè aumentano i dati sulla sicurezza (l’inglese Indipendent Healthcare Advisory Service ha rilevato che le complicanze mediche a seguito di trattamenti con botulino sono state dello 0,13% contro lo 0.25% di quelle dei filler), sarà perchè il tempo rimuove molte paure, a 10 anni dall’approvazione in medicina estetica il botulino registra crescite a doppia cifra anche in Italia: dal 2011 al 2013 gli incassi sono cresciuti del 18% passando da 15 milioni di euro a oltre 17,7 milioni. Un trend confermato anche dal primo trimestre del 2014, che ha registrato l'11% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


I DATI

L’Italia si conferma il quarto mercato in Europa alle spalle di Regno Unito, Germania e Francia e davanti alla Spagna (fonte: ricerca MR:E&Y consortium data, commissionata da Allergan), con 250.000 trattamenti estetici effettuati nell’ultimo anno su oltre 100.000 pazienti.
E i filler? Restano in vetta alla classifica dei più amati dagli italiani, pur con un andamento altalenante che li ha visti comunque passare dai 31 milioni 350mila euro a 27,7 e poi a 31,2. Il rapporto con il botulino è passato da 1 a 2 nel 2011 e a 1,7 nel 2013, rivelando un leggero cambio di trend confermato anche dall'analisi del primo trimestre 2014.
In Europa, l’Italia si conferma il secondo mercato per i filler alle spalle della Francia e davanti a Germania, Regno Unito e Spagna.
L’Europa continentale preferisce i filler alla tossina botulinica; non è così nei paesi anglosassoni come il Regno Unito dove il rapporto è di 3 a 4 in favore della tossina (eclatante il dato USA dove il botulino rappresenta il doppio dei filler).

L’identikit del paziente
Ecco il profilo del paziente tipo emerso da un'indagine condotta da AITEB (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino) tra medici estetici, chirurgi plastici e dermatologi che utilizzano la tossina: prevalentemente donna (93-95%), con un’età che va dai 46 ai 55 anni (60%), si reca dallo specialista periodicamente per trattamenti soft i cui risultati durano in media da 4 a 6 mesi. Gli uomini rappresentano una quota piuttosto ridotta (5-7%), ma stanno entrando nel gruppo dei fan della tossina e hanno in media 50 anni.
A che età si cominciano i trattamenti? Tendenzialmente intorno ai 35 anni.

Alto livello di soddisfazione
Interrogati sul livello di soddisfazione, i pazienti nel 72% indicano una “soddisfazione alta”, mentre nel 26% dei casi la soddisfazione è “estremamente alta”.
Tra i medici che iniettano a scopo estetico il botulino la soddisfazione rispetto al risultato viene indicata come “alta” nel 68% dei casi, “estremamente alta” nel 17% e “media” nel 14%.
I pazienti che vengono trattati con tossina botulinica per la prima volta tornano a sottoporsi al trattamento nell’87% dei casi.
Le iniezioni di tossina botulinica sono anche un traino per altri interventi, sia di medicina sia di chirurgia plastica, nell’85% dei casi.
L'utilizzo principale è nella correzione delle zampe di galline, delle rughe glabellari e per attenuare le rughe della fronte. Più rari gli usi nella zona periorale, nella regione del naso, del mento e del collo. La zona d’elezione per il trattamento di botulino resta il terzo superiore del volto.

 

Per Info puoi contattare la nostra segreteria al numero 3406327440 per un  consulto GRATUITO.

 

fonte:http://www.wibeauty.it/magazine/botulino-ancora-in-crescita.html

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Piorrea o Malattia Parodontale?

Per anni si è parlato genericamente di Piorrea, con tale termine ci si riferiva al fatto che si perdevano dei denti sani senza alcun motivo. Non conoscendo la causa era ignota anche la terapia, quindi l’unica cura era la mera rassegnazione a tale perdita.

Per fortuna dalla fine degli anni ’70 la ricerca si è interessata alla “piorrea” e si è riusciti a dare una definizione, con varie classificazioni (fino ad arrivare all’ultima del 1999), si è compresa l’eziopatogenesi (le cause e il progresso della malattia), si sono trovate le relazioni tra la malattia parodontale e altre patologie sistemiche e si è arrivati allo studio di protocolli terapeutici.

Oggi non è corretto parlare di piorrea, tale termine è sostituito da: Malattia Parodontale, con tale definizione si intende una malattia infiammatoria Multifattoriale dei Tessuti di Sostegno del dente causata principalmente dalla Placca Batterica.

Per Multifattoriale si intende che più fattori intervengono, essi sono: placca batterica, tartaro, familiarità, genetica, fumo, malposizionamento dentario, condizioni sistemiche.

Per Tessuti di Sostegno si intendono quei tessuti che appunto sostengono il dente e permettono che esso sia saldo e stabile nell’osso alveolare essi sono: gengiva, legamento parodontale, cemento e osso. Per cui capiamo come in effetti la frase: “perdo denti sani” in un certo senso sia corretta. Infatti la M.P fa perdere dei denti per il mancato supporto e non per problemi del dente stesso, come ad esempio carie, fratture, preoblemi endodontici, etc.

Per fare un esempio è come se togliessimo progressivamente tutta la terra da un vaso, l’albero nella quale alloggia inizierà pian piano a muoversi (mobilità dentaria ) fino alla sua caduta (avulsione dentaria).

Causa principale della perdita del sostegno è la Placca Batterica. Essa è costituita da un miscuglio di: aggregati batterici (circa 800 specie), proteine, metaboliti alimentari, saliva. Il pericolo di tale placca è che se rimane troppo tempo sul dente essa migra nel solco gengivale e i batteri iniziano un processo di riassorbimento dei tessuti irreversibile.

Sulla microbiologia della placca batterica si sono svolte le maggiori ricerche e si è arrivati allo studio delle specie maggiormente patogene, cioè i batteri più coinvolti nella distruzione del parodonto e quindi dell’osso.

Gli studi degli ultimi decenni ci hanno permesso capendo le cause di trovare le terapie necessarie (controllo dell’igiene domiciliare, rimozione professionale della placca batterica, del tartaro, sopra e sottogengivale, utilizzo di antibiotici, di antimicrobici fino alla chirurgia parodontale) per arrestare, o quantomeno, rallentare il processo degenerativo delle Malattie Parodontali.

Non è quindi solo un vezzo etimologico sostituire la definizione di Piorrea con quella di Malattia Parodontale. È un po’ come la differenza che passa tra un paziente morto e uno che è si aggravato, ma vivo e con la voglia di rimanere ben saldo con le radici su questa terra (se pur ridotta)…..

 

fonte: http://www.saluteorale.it/piorrea-o-malattia-parodontale/

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